Di Massimiliano Furini
Ficarolo(1) dal nome dal sapore antico, per la sua posizione strategica, è stato da sempre al centro di controversie politiche e conflitti bellici che lo videro, attraverso i secoli, protagonista della storia delle signorie regnanti sul territorio. Famosa è la rotta del Po del 1055, detta "di Sicardo"(2), che trasformò il corso del fiume e la geografia del Polesine e del Ferrarese. Non meno importante fu la "guerra veneta da molti chiamata guerra di Ferrara", dove il territorio fu teatro per tre lunghi anni (1481-1483) di scontri tra gli Estensi e i Veneziani, portando in campo figure illustri come Federico da Montefeltro, duca di Urbino (Gubbio 1422 - Ferrara 1482), grande condottiero e mecenate della cultura rinascimentale italiana. Il Vasari (architetto e pittore, Arezzo 1511 - Firenze 1574), nella sua opera più significativa, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, prima storia critica dell'arte italiana, durante la trattazione della vita di Arnolfo di Lapo (architetto fiorentino, Colle Valdesia 1254 ca. - Firenze 1300 o 1302), menziona Ficarolo come paese d'origine dei Lapi, dalla quale famiglia discese Filippo Brunelleschi (scultore e architetto, Firenze 1377 - 1446). Eventi passati poco conosciuti o per lo più dimenticati che ci fanno rivivere sensazioni d'altri tempi in cui il piccolo centro altopolesano, oggi quasi anonimo nella sua normalità, è stato snodo di storia politica-religiosa-militare e d'arte, ora riconoscibile e palpabile negli edifici architettonici che segnano e disegnano il tessuto edificativo dell'abitato. "[...] affacciarsi dal Po di stellata verso la riva veneta di Ficarolo [...]. Dall'argine emerge nettissimo lo ski-line della chiesa e del campanile come l'indicazione di un punto cardinale sulla bussola. [...] Quel campanile che trascolora nell'azzurro del cielo, che pare avere perso per lontananza, la sua consistenza materia [...]" (3). Così Carlo Bassi nella sua Nuova Guida di Ferrara descrive l'immagine della Parrocchiale di Ficarolo, rimandandola alla sensazione di "lontananza struggente" che legava e al tempo stesso divideva in passato la città di Ferrara e la sua originaria Cattedrale di San Giorgio. Sensazione alterna a quella provata dai Ficarolesi, che, avvicinandosi al paese dopo avere trascorso altrove la giornata, intravedendo in lontananza il profilo dell'imponente complesso architettonico della Parrocchiale che si staglia dall'orizzonte, lo introiettano come riferimento "dell'essere a casa", ignorandone la complessa identità che, dall'anno della sua edificazione a oggi, ha impreziosito il luogo. Le prime notizie sulla presenza della Pieve risalgono al 970. Principalmente consacrata a Santa Maria, venne in seguito, per motivi non documentati, dedicata a Sant'Antonino Martire. I frequenti spostamenti dell'alveo del fiume costrinsero gli abitanti a numerose e repentine trasformazioni del centro abitato, riedificando di volta in volta l'edificio religioso lontano dagli argini per l'incolumità dei fedeli. Significativa la nuova costruzione del 1598, solennemente consacrata il 19 settembre 1599 dal vescovo Fontana. Rovinata dall'incuria del tempo, oggi esiste solamente nella memoria storica (4). È il 20 agosto 1763. Per volere dell'arciprete Giovanni Sarti e della popolazione di Ficarolo, viene posta la prima pietra dell'attuale chiesa Parrocchiale. Su progetto dell'architetto ferrarese Gaetano Barbieri (1711 - 1797) viene realizzata dal "maestro muratore" ficarolese Giuseppe Occari. Devono passare nove anni prima che il capolavoro barocco venga terminato nella sua splendida struttura architettonica. Incompiuta nella decorazione dell'alzato della facciata fino al 1914 (5), trova al suo interno una concezione planimetrica e spaziale che la caratterizza e contraddistingue dalle opere contemporanee realizzate sul territorio. La pianta mostra una disposizione longitudinale articolata, creata dalla fusione di più geometrie centra. Coppie di lesene scandiscono e definiscono le partizioni verticali degli alzati interni. Di ordine corinzio, vengono interrotte da una trabeazione continua che circoscrive lo spazio sottostante, e, se nulla perde in leggerezza e fantasia, rimane solida e imponente. Impercettibile è il dimensionamento del secondo ordine, tanto da sembrare realizzato con tecnica trompe-l'oeil. Delicate nervature adornano le volte dell'aula centrale e del presbiterio; due splendide cornici polilobate in stucco, con proporzioni importanti, ne concludono al loro apice la struttura decorativa. La plastica a stucco trova la sua massima espressione rappresentativa nella realizzazione delle undici statue di santi, poste in nicchie concepite a ornamento nell'apparato murario tra le paraste (6). Plasmate probabilmente in opera durante l'esecuzione del cantiere, per la complessa tecnica di realizzazione richiesta dal materiale impiegato, le raffigurazioni vengono concepite evidenziando con oggetti, gesta ed espressioni la vita e le vestigia dei santi. Quattro splendidi altari alloggiano nelle cappelle perimetrali dell'aula, interrompendone la geometria. Dedicati ai Santi Antonio e Luigi, alla Beata Vergine Maria e al Crocifisso, spiccano per la buona fattura e l'impiego di molteplici marmi policromi. Un'architettura concepita e realizzata seguendo un ideale di bellezza "severo e nobile", attuato attraverso un'armonia di proporzioni e l'impiego di una "fantasia sbrigliata", contenuta e mai stravagante, che ne caratterizza un dinamismo coinvolgente. Salendo due gradini, attraversando la balaustrata, entriamo nel presbiterio (7). Un altare moderno si propone all'aula in contrapposizione al settecentesco maggiore, che si coglie per centralità e spinta verso l'alto del tabernacolo. Marmi, brecce e mosaici lo arricchiscono e impreziosiscono con la loro lavorazione e commistione. Due loggiati laterali, realizzati con pilastri e balaustre in legno, sorreggono l'organo a canne e la cantoria, oggi non più utilizzata. L'impiego del legno come materiale da decorazione trova manifestazione nella "corona" sopra l'altare maggiore, modellata a stucco, dipinta con colori accesi e finita con doratura, e nello splendido coro inscritto nella dimensione del catino absidale. Probabilmente influenzato dalla scuola dei Lendinara (8), oggi risulta privato del leggio, fugacemente rubato da pochi anni. Scolpito in modo pregevole, trovava nel cuscino, pensato come base di appoggio di testi e spartiti, l'apice della "morbidezza barocca" delle forme, apparendo quasi reale, fatto di fodera e di soffice piuma. Peggiore scempio avvenne nell'anno duemila, quando le pareti dell'atrio e dell'aula vengon indignitosamente spogliate dei ladri delle raffigurazioni della Passione del Cristo, opera pittorica di ignoto di scuola ferrarese del XVIII secolo. Numerosi sono gli artisti ficarolesi che troveranno lustro con le loro opere negli avvicendamenti architettonici della Pieve. Ercole Sarti, detto "il Muto di Ficarolo" (1593 - dopo il 1639), Giuseppe Ghedini (1707 - 1791) e Alberto Mucchiatti (1744 - 1828), suo allievo. Una piccola pinacoteca, o più semplicemente una modesta esposizione di lavori restaurati, trova la sua dimensione all'interno della "Sala dei Confratelli". Danneggiata rovinosamente dall'incendio scoppiato al suo interno, per cause sconosciute, il 18 aprile 1976 (era il lunedì di Pasqua), dal 1991, anno del suo restauro (9), rivive una seconda primavera formale e funzionale. Il complesso architettonico viene completato dalla torre campanaria e dalla comunicante casa canonica. La torre fu edificata a partire dal 1777, anch'essa su disegno del Barbieri e opera del ficarolese Occari. Considerata da molti la "Torre di Pisa del Veneto" per la sua forte inclinazione, oggi, dopo molti anni di studi accurati, ci si appresta a un consistente e radicale lavoro di consolidamento delle fondazioni, atto a garantire la stabilità del campanile. La casa canonica, rimaneggiata più volte nel tempo da pesanti interventi di ristrutturazione che ne hanno trasformato radicalmente la struttura, vede nell'arco di collegamento alla chiesa una soluzione funzionale e architettonica unica nel suo genere, che caratterizza ulteriormente l'insieme, limitando visibilmente verso est l'ariosa piazza del paese, raccogliendola in una sensazione di intimità provata solamente nei grandi e raffinati salotti storici delle nostre città d'arte.
(1) Da Vicus Arii, Vicus Atrioli di origine latina a Vico Ariolo, Ficheruolo, Ficaruolo, Ficariolo, Figariolo, Figarolo. (da F. Ravelli, Pagine storiche di Ficarolo, Bologna, 1883, pp. 10,11) ritorna
(2) Dal nome dell'ideatore del taglio degli argini per annegare gli abitanti di Ruina in quanto "essendo grandissima nimistà tra gli uomini del Vico Ariolo [...] e quelli di Ruina" (Ravelli, Pagine storiche, cit. p. 22) ritorna
(3) C. Bassi Nuova Guida di Ferrara. Vita e spazio nell'architettura di una città emblematica, Ferrara, pp.159, 160. ritorna
(4) La costruzione del 1598 fu eretta nel nuovo centro abitato in "luogo posto a tramontana dell'attuale palazzo Municipale", Ravelli, Pagine storiche, cit., p. 34. Volendo dare la posizione esatta della collocazione della chiesa, questa sorgeva tra le attuali proprietà dei signori Ivo Calza e Gabriele Stievano e della Casa di Riposo Comunale San Salvatore, cioè tra via Garibaldi e il parco pubblico annesso alla Casa di Riposo. Tale ipotesi è convalidata dalla lettura della mappa realizzata nel 1816 dal perito Gaetano Frizzi, dove il mappale n°10 è assegnato alla "Arcipretura di Ficarolo chiesa demolita" chiesa in oggetto infatti demolita per cattivo stato di manuntenzione a beneficio dell'edificazione dell'attuale. Un secondo riscontro si ha nella trascrizione della Processione solenne per la traslazione dell'immagine della Beata Vergine "dei Magi", dove nella descrizione del percorso effettuato per l'intronizzazione della sacra icona, si individua il luogo citato. ritorna
(5) Il prospetto si presentava scarnito e spoglio, con l'apparato murario realizzato in parte a nido d'ape e in parte a corsi di mattoni con arretramenti sfalsati rispetto la verticale, volutamente pensati e orditi per un maggiore ancoraggio del rivestimento successivo. Dallo scheletro si riusciva a percepire la volontà progettuale di realizzare l'alzato dividendolo in due ordini. Già demarcate erano l'impaginatura del primo, la posizione e la dimensione delle lesene e l'imposta della trabeazione intermedia, richiamando soluzioni di prospetto utilizzate correntemente negli ambienti romani tra il XVI e il XVII secolo. ritorna
(6) Entrando dal portone centrale e rivolgendosi verso l'altare maggiore, percorrendo la chiesa in senso orario, le statue rappresentano i seguenti Santi: San Giorgio, San Michele, San Luigi, San Carlo, Sant'Anna, San Giuseppe, San Gioacchino, Santa Giovanna Franca, San Giovanni, Sant'Eurosia, San Maurelio. ritorna
(7) Lo spazio attorno all'altare riservato al clero officiante è separato dal resto della chiesa da plutei e transenne nelle chiese più antiche e da colonnine e pilastrini dall'età del rinascimento in poi. ritorna
(8) Famiglia di scultori e intarsiatori proveniente dalla vicina cittadina della quale portano il nome. ritorna
(9) I fondi per l'esecuzione dei lavori, vennero stanziati dallo Stato Italiano come risarcimento dei danni subiti dalla costruzione durante il secondo conflitto mondiale. ritorna
Indice dell'arte a Ficarolo
La storia di Ficarolo
Turismo a Ficarolo
|
Collegamenti
Indice dell'arte a Ficarolo
Storia di Ficarolo
Turismo a Ficarolo
Redazione "Il Ficarolo"
Comune di Ficarolo
|