Comune di Ficarolo

Provincia di Rovigo

Turismo alternativo: un fine settimana a Ficarolo

Di Alberto Melloncelli

L'estate è scoppiata, come suol dirsi. Il caldo e l'afa la fanno da padroni. Il mare è un'attrattiva per tutti, in particolare per i giovani, ma anche per chi è arrivato agli "anta". Il sabato e la domenica è impensabile rimanere in casa, soprattutto se l'aria condizionata non è ancora arrivata a tenerci compagnia dentro le mura domestiche. Durante il fine settimana si va al mare. Il sole che bacia la pelle, l'abbronzatura, o la scottatura, da esibire il lunedì in ufficio, la cena di pesce e il dopocena in un locale alla moda sono tutte cose che la maggioranza di noi paga con infiniti disagi e con molte ore, a passo d'uomo, sulla carreggiata di una strada incredibilmente trafficata. Se la nostra meta è Rosolina, le ore trascorse in automobile non saranno poi tante, ma se ci dirigiamo verso il Lido di Spina o, ancora peggio, verso Riccione, certamente il tempo che passeremo sulla nostra vettura tenderà all'infinito.
Ecco allora un'idea alternativa: visitare i paesi del Polesine. Sì, proprio i nostri piccoli borghi che costellano, numerosi, tutto il territorio compreso tra l'Adige e il Po. Comuni segnati sulla cartina con un pallino minuscolo ma ricchi di storia, di tradizioni e di cose belle da vedere.
Fiume Poll fiume Po, con la sua possenza, con la sua maestositą e con quel suo fascino molto particolare, dą ai paesi affacciati sulle sue rive un plusvalore. Allora, se non volete stressarvi andando al mare, ma nemmeno annoiarvi rimanendo a casa, in queste prime domeniche estive, v'invito a scoprire i paesi della sinistra Po. La scelta va da Melara, all'estremo ovest, fino a Crespino, alle porte del parco del delta, passando per Castelmassa, Occhiobello e Polesella. Io ve ne propongo uno a circa metą strada, al confine fra le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia: Ficarolo. Poco meno di tremila anime, compresi gli ospiti (400) delle tre realtą socio-sanitarie presenti sul suo territorio.
Ed ecco il programma e l'itinerario della nostra gita. Arrivati a Ficarolo di sabato, in tarda mattinata, meglio evitare levatacce, magari percorrendo la strada arginale, o provenendo da Stienta o da Bergantino. Una volta giunti alla meta si può andare subito in riva al Grande Fiume, nella zona degli imbarcadero, quelle casette galleggianti costruite sulle vecchie barche in cemento che sostenevano i desueti ponti in legno.Ponte sul Po Nel 1970 è stato inaugurato un possente ponte in cemento armato che sovrasta proprio gli imbarcadero, con i rispettivi attracchi per i motoscafi. Imboccata la discesa che dall'argine punta verso il fiume, si arriva, dopo cento metri, a "L'Àncora", un pub-paninoteca, dotato di un bel pontile ai cui lati sono disposti, ordinatamente, molti motoscafi. Oltre ai moderni fuoribordo, vi sono anche alcune "batane", imbarcazioni ormai storiche, costruite completamente in legno, usate fino agli anni '60 per la pesca dello storione. Un tempo Ficarolo era famoso per il caviale che si otteneva proprio dalle uova di questo Acinpenseride, da anni scomparso dallà cosa semplice trovare, attraverso i gestori del locale, qualcuno disponibile a farvi da capitano e trasportarvi sulle acque del vecchio Padus, un po' controcorrente, fino all'isola di Salara e un po' in direzione della foce, tra l'isola Tontola ed il tratto dove il Panaro, affluente di destra, giunge al termine della sua corsa.
Dopo avere gustato qualche specialitą della paninoteca, potete dedicare il resto del pomeriggio all'escursione sulla vicina isola di Tontola. Se il livello del Fiume è basso ci si arriva, a piedi, attraverso una piccola diga artificiale. L'isola è lunga circa trecento metri e larga, in alcuni punti, cento. La vegetazione, fuori dai camminamenti, è fitta, costituita da alberi a medio fusto, canneti, rovi e, nei punti maggiormente ombreggiati, da piante tipiche del sottobosco. L'isola è ideale per fare birdwatching, per cui non dimenticate di portarvi appresso un buon cannocchiale. Anitre selvatiche, fagiani, beccacce, storli, germani reali, poiane ed altri volatili possono essere osservati nel loro ambiente naturale. Purtroppo la piena dello scorso (2000) autunno ha fatto piazza pulita delle torrette d'osservazione posizionate nei punti strategici.
Al termine della giornata, dopo una doccia ed un veloce cambio d'abito, si tornerà sul Fiume per l'aperitivo, tre le 20,00 e le 21,00. È questa l'ora del tramonto. E il sole che scende sul Po, fino a esserne inghiottito, è veramente uno spettacolo di rara bellezza. Ogni volta che vi assisto mi torna alla mente quella volta in cui, era il 1993, mi trovavo sull'isola di Bali, in Indonesia, e alcuni conoscenti mi portarono all'antico tempio sul mare di Tanah Lot per ammirare il tramonto sull'Oceano Indiano. Ebbene, quando dissi che sul Po il tramonto era più suggestivo, si misero a ridere ma, purtroppo per loro, è la veritą. Il cielo assume mille colorazioni, varianti dal rosso al blu, dal viola all'indaco, dall'arancio al carminio, che tutte insieme si rimescolano specchiandosi nell'acqua. Un turbinio di colori indimenticabile. Naturalmente non è sempre così e qualche volta bisogna accontentarsi di molto meno.
Per la cena vi sposterete al vicino ristorante "White House" dove Gigi, da buon comacchiese, non ha eguali nella preparazione del pesce. Consiglio, dopo un paio di antipasti (uno caldo con cozze, vongole ed ostriche e uno freddo, sempre a base di frutti di mare) di farsi servire la famosa grigliata della casa (sogliola, coda di rospo, cappesante, seppie e scamponi). Ottima la cantina.
La serata non potrà che concludersi al "Chiosco" di Villa Giglioli, nei pressi del centro di Ficarolo. Nella quiete e nella frescura del grande parco, è stato costruito lo scorso anno un chioschetto che ben si mimetizza tra i grandi ippocastani. Roberto, il titolare, con la sua allegria, vi metterà a vostro agio anche se siete degli sconosciuti. L'ambiente è famigliare ed i frequentatori vanno dai 14 ai 70 anni. Per cui, cosa c'è di meglio che chiudere la giornata seduti al fresco, con davanti a sé un bicchiere di dissetante caipiriña (come solo Gloria, la moglie del titolare, sa fare) e con tra le dita un buon Senator?
Per la notte, il nuovissimo hotel "Lory" vi farà dormire, pagando un tre stelle, con i comfort ed i servizi di un quattro.
Chiesa di S. Antonino MartireLa mattinata della domenica sarà dedicata alla visita della chiesa di S. Antonino, con il suo campanile pendente, e della Villa Schiatti-Giglioli. La chiesa principale del paese, situata in piazza Marconi, è dedicata a S. Antonino, prete e martire d'origine francese. La prima pietra fu posta il 28 agosto 1763. La benedizione della chiesa fu data il 1° settembre 1772 da Mons. Giovanni Battista Bonacossi, arciprete della diocesi metropolitana di Ferrara. La consacrazione fu invece fatta nel 1875 dal Vescovo di Adria. Nel 1815 la parrocchia di Ficarolo era passata dalla Diocesi di Ferrara a quella polesana.
Un milione e duecentomila furono le pietre, di rilevante grandezza e di spessore doppio dell'ordinario, impiegate per il lavoro. La chiesa ha pianta ovale ed è opera dell'architetto ferrarese Gaetano Barbieri. Misura 46,68 X 27,70 m. ed ha un'altezza di 29,65 m. Ha tre grandi volte, più una minore per il coro, sostenute da venti colonne con ricche trabeazioni e stucchi ai capitelli di ordine corinzio. Il coro ha bellissimi intagli in legno di noce ed è ornato da un grande quadro, raffigurante S. Antonino e S. Carlo Borromeo, dipinto nel 1812 dal ferrarese Alberto Mucchiatti. Nella loggia, a destra dell'altare maggiore, nel 1881 è stato posto un grande organo a canne, opera dei fratelli Pugina di Stanghella, meccanici, restaurato e portato all'antico splendore nel 1981. Sopra l'altare troneggia un ricchissimo baldacchino in legno dorato, del 1864, opera dell'intagliatore Giacomo Soà di Lendinara. Oltre al maggiore, vi sono altri quattro altari, di marmo pregiato e finissimo, dedicati alla Beata Vergine del Rosario, al Crocifisso, a S. Antonio da Padova e a S. Luigi Gonzaga. Di particolare interesse è l'affresco raffigurante la Madonna dei Magi posto nella cappella di sinistra, all'entrata della chiesa, dedicata alla Madonna della Salute. Tale affresco proviene dalla casa dei coniugi Battista e Giacoma dè Cavicchioli, dove, il 2 e il 3 giugno 1602, aveva miracolosamente lacrimato. La facciata della chiesa risale al 1914 e sulla sua sommità portava sette grandi statue in calcestruzzo raffiguranti Angeli e Santi che però, nel 1983, per il pericolo che rappresentavano, furono poste a terra, sul sagrato.
Campanile pendenteA pochi metri dalla chiesa si erge, alla sua sinistra, l'imponente campanile pendente alto ben 72 metri. Costruito subito dopo l'edificazione della chiesa, verso il fine del XVIII secolo, iniziò ad inclinarsi già in corso d'opera. È in muratura, senza intonaco, con quattro cornicioni di ordine dorico che lo dividono fino all'altezza della cella campanaria posta a 50 metri dal suolo. La sua pendenza è impressionante tant'è che è vietato salirvi in cima, attraverso i suoi 289 scalini interni. Da alcuni anni è sotto stretta osservazione da parte delle autorità preposte e, quanto prima, dovrebbero iniziare i lavori per portarlo in sicurezza.
Villa Schiatti-GiglioliDopo la visita alla chiesa ed al campanile, percorrendo via Giglioli per poche centinaia di metri, arriviamo all'omonimo parco e, al suo interno, alla villa che porta il medesimo nome. Villa Arienti, poi Schiatti e, infine, Giglioli, è stata costruita nella seconda metà del '500, probabilmente come residenza estiva e casino di caccia. L'architettura, dal tipico gusto ferrarese, si rifà ai castelli e allo stile militaresco. Ai lati del corpo centrale, si ergono due torri sormontate da due pinnacoli. Tutto è molto sobrio, in pietra faccia a vista. Due imponenti rampe di scale simmetriche si uniscono davanti al portale d'ingresso architravato. Di particolare interesse sono le lapidi affisse alla facciata della villa. Esse sono state poste a testimonianza del soggiorno di persone importanti, avvenuto nella seconda metà del '600. Fra di loro spiccano Alfonso IV Duca di Modena, i Cardinali Ferdinando d'Adda, Francesco Barberini e Fulvio Astalli. La presenza più importante è però quella di Cristina, Regina di Svezia, nella notte tra il 21 e il 22 novembre 1655. Molto bello anche il grande parco ricco di alberi centenari, in particolare ippocastani e magnolie, molti dei quali autoctoni ma anche provenienti da paesi lontani.
Dopo uno spuntino al vicino chiosco, rimane il pomeriggio per vedere qualche altro luogo tipico di Ficarolo. Le vecchie corti contadine rappresentano la testimonianza di come si viveva da queste parti fino a pochi decenni or sono, quando la vita era costruita attorno alle stagioni ed ai raccolti.
Suggestive sono la Corte Braie Castellazzo di via Tontola, la Corte Cà Polesine e la Corte Trento con il suo oratorio. Da vedere anche l'oratorio di S. Ippolito in via Vegri e l'oratorio di S. Pietro Apostolo, del XIX secolo, in via Gramsci, la chiesa della Madonna del Carmine (secolo XVII) e la ghiacciaia Poli, raro esempio di come, nel passato, erano conservati gli alimenti.
A questo punto, al visitatore che ha voluto trascorrere il proprio fine settimana in maniera diversa, non rimarrà che avviarsi sulla strada di casa, probabilmente arricchito da tante cose di cui non sospettava nemmeno l'esistenza. 19/06/2001

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Bar Alloggio "Al cacciatore"
tel. 0425.708094

Hotel Lory
tel. 0425.727587

Altri locali pubblici

Bar Batik

Caffé alla Borsa
tel. 0425.708333

Bar Jolly
tel. 0425.708147

Bar Sport

Bar Punto Ristoro

Il Chiosco

L'Àncora Pub
tel. 338.7598553

Ristorante White House
tel. 0425.727013

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