Di Alberto Melloncelli
Durante l'estate appena trascorsa, vennero a Ficarolo alcuni forestieri. Furono molto colpiti dalla sede municipale e dal vasto parco che la circonda. "Wonderfull" ripetevano ogni qualvolta volgevano lo sguardo, ora verso le torri, ora verso le scalinate, ora verso i castani centenari.
La villa Schiatti-Giglioli dopo il restauro del 1999
Quando però iniziarono a chiedere ai presenti, tutte persone con una cultura medio-alta, notizie sull'edificio, i "ma" ed i "forse" diventarono protagonisti. Ebbene, con mia grande sorpresa, ed anche dei "foresti", presi atto che il più importante monumento del paese, quello con più storia, simbolo del centro rivierasco, insieme con il campanile pendente, era sconosciuto ai più. Tra pochi giorni ne inizierà, a cura del Ministero per i beni e le attività culturali e della Sovrintendenza per i beni ambientali e architettonici di Verona-Vicenza-Rovigo, il restauro ed il risanamento conservativo. Gli uffici comunali verranno per tale motivo spostati nei locali della ex pretura circondariale la quale, dallo scorso anno, con estremo disappunto di tutta la popolazione rivierasca, da Melara ad Occhiobello, è stata definitivamente associata a quella di Rovigo. Non bisogna però stupirsi più di tanto per l'ignoranza dei ficarolesi perché le notizie che si hanno su villa Schiatti sono veramente poche. Incerta è la data di costruzione, sconosciuto il nome dell'architetto come anche quello degli autori delle modifiche, in particolare della scalinata posta sulla facciata principale, effettuate nel corso dei secoli. Lo stesso nome con cui è conosciuta, villa Schiatti, non è certo rappresentativo delle proprietà che si sono succedute dal XVI secolo fino ai nostri giorni. Un altro fattore che ha determinato la scarsa conoscenza è intrinseco alla struttura stessa dell'edificio in quanto non potendo essere considerato una villa veneta, architettonicamente molto diversa, non è stato oggetto di ricerca ed approfondimento da parte dei cultori del genere e, contemporaneamente, non può nemmeno essere definito un castello, come ad esempio, quello di Arquà Polesine, e quindi studiato come tale. Anomalie tipiche per Ficarolo che, infatti, al contrario di gran parte del Polesine, è appartenuto alla Serenissima solo per due brevi periodi di tempo, a cavallo tra il XV e il XVI secolo, passando in pratica, dal dominio estense a quello dello Stato Pontificio. In virtù di questa sua storia, la cultura veneta trova scarsi riscontri in Ficarolo, soprattutto dal punto di vista linguistico e, come abbiamo appurato, architettonico. L'attuale sede del municipio è stata costruita nella seconda metà del '500 dalla nobile famiglia degli Arienti. Probabilmente come residenza estiva e casino di caccia (le ville venete propriamente dette sono invece il centro di un latifondo, di una produzione agricola). Nel 1643 Carlo Arienti la lasciò in eredità alla sorella Diana ed ai suoi sei figli. La nobildonna era maritata con Bernardino Schiatti (da qui il nome dato alla villa). Nel 1685 venne acquistata dal conte Giovan Battista Saracco, la cui famiglia era originaria di Pavia, e rimase fino al 1897 di proprietà dei Saracco-Riminaldi che a loro volta la cedettero ai conti Giglioli. Il conte Ermanno Giglioli ne fu l'ultimo proprietario prima che l'edificio, nel 1921, diventasse proprietà del Comune ed adibito a sede municipale. L'architettura della villa, dal tipico gusto ferrarese, si rifà ai castelli ed allo stile militaresco. Ai lati del corpo centrale si ergono due torri sormontate da due pinnacoli, con banderuola, che fanno pendant con i due bei camini posti più in basso. Tutto è molto sobrio, in pietra faccia-a-vista, ingentilito solo dal conicione dentellato che scorre nel sottotetto, sia delle torri che della facciata Le due rampe di scale simmetriche che si uniscono davanti al portale d'ingresso architravato, hanno subito vari cambiamenti nel corso degli anni. Al tempo dell'acquisto da parte dei Saracco, vi erano due scalinate semicircolari che conducevano ad un portale arquato. Alla fine del XVII secolo, però, la scala si presentava con un'unica rampa e tale rimase sicuramente fino al 1779, anno in cui vennero eseguiti degli estimi di cui vi è documentazione certa. Nel 1842, anno del catasto austriaco, viene descritto uno sdoppiamento della rampa unica in due rampe affrontate. Non è invece noto il periodo in cui venne costruita l'attuale scalinata con il relativo portale architravato anche se la sua forma, tipica del tardo ottocento, fa ipotizzare la sua edificazione intorno agli ultimi anni del XIX secolo. Tutto il resto della facciata è rimasto inalterato per oltre quattro secoli. Di tutto quanto circondava originariamente la villa, cioè la stalla, il fienile, le case dei contadini e quella del castaldo, la ghiacciaia, la colombaia, la rimessa delle carrozze, non rimane nulla se non parte del magnifico parco ancor'oggi ricco di alberi centenari. Troviamo castagni dell'India, faggi, magnolie a grandi fiori, platani, pioppi piramidali, tigli argentati, frassini, gelsi piangenti e molte altre specie. Infine, di particolare interesse, sono le lapidi affisse sulla facciata della villa. Esse sono state poste a testimonianza del soggiorno di persone particolarmente importanti avvenuto nella seconda metà del '600. Fra di loro spiccano Alfonso IV, duca di Modena, nel 1661; i cardinali Ferdinando D'Adda e Francesco Barberini, legato di Romagna, nel 1693 ed il cardinale Fulvio Astalli, legato a latere di Ferrara, nel 1699. La presenza più importante è però quella di Cristina, regina di Svezia, la quale abbracciò la fede cristiana rinunciando al suo Regno. Abdicò in favore di Carlo Gustavo Palatino e raggiunse Roma per vivere a fianco del Papa Alessandro VII. Durante il suo lungo viaggio, da nord a sud, fece tappa a Ficarolo nella notte tra il 21 e il 22 novembre 1655, dormendo nella villa Schiatti, superbamente addobbata per l'occasione.
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Note
Anche se fino a pochi anni fa la sede comunale si trovava all'interno della Villa Schiatti-Giglioli, essa si trova ora in via Cesare Battisti.
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